Illegittimo demolire l’alloggio abusivo se la famiglia resta senza casa: la CEDU detta nuove regole
Una recente e significativa pronuncia della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha riacceso i riflettori sul delicato equilibrio tra l’esigenza di tutelare l’ordinato sviluppo urbanistico e il diritto fondamentale alla casa. La Corte, infatti, si è espressa su un caso proveniente dalla Bulgaria, stabilendo che la demolizione di un alloggio, seppur edificato abusivamente, non è legittima qualora comporti per una famiglia, e in particolare per i figli minori, la perdita dell’unica dimora disponibile.
Il caso esaminato riguardava una donna che, insieme ai suoi figli, occupava un’abitazione da lei stessa costruita senza le necessarie autorizzazioni. A fronte dell’ordine di demolizione emesso dalle autorità nazionali, la ricorrente ha adito la CEDU, invocando la violazione dell’articolo 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, che sancisce il diritto al rispetto della vita privata e familiare, inclusa la propria abitazione. La Corte di Strasburgo, pronunciandosi all'unanimità, ha riconosciuto la fondatezza del ricorso, affermando che un simile provvedimento demolitorio, in assenza di soluzioni abitative alternative, costituirebbe una sproporzionata ingerenza nel diritto alla casa familiare.
Questa decisione sottolinea un principio cardine: l'intervento delle autorità pubbliche, pur finalizzato a garantire il rispetto delle normative edilizie, deve sempre superare un rigoroso test di proporzionalità. Non si tratta di legittimare l'abusivismo edilizio, bensì di imporre alle autorità nazionali di valutare attentamente le conseguenze sociali e umanitarie delle proprie azioni. In particolare, la Corte ha posto l'accento sulla vulnerabilità dei minori e sull'impatto devastante che la perdita dell'unica casa può avere sul loro benessere e sulla stabilità familiare. La mancanza di alternative abitative concrete per la famiglia è stato un fattore determinante per la pronuncia della CEDU.
La pronuncia, sebbene derivante da una fattispecie specifica e da un contesto giuridico diverso da quello italiano, offre spunti di riflessione e orientamento anche per l’ordinamento interno. I giudici nazionali, così come le amministrazioni comunali, sono chiamati a bilanciare la repressione degli illeciti edilizi con la tutela dei diritti fondamentali della persona. Ciò non implica un'immunità per chi costruisce abusivamente, ma suggerisce la necessità di un'analisi più approfondita delle singole situazioni, soprattutto quando sono coinvolti soggetti fragili e non vi sono altre opzioni abitative.
Perché interessa allo studio
Questa decisione è di fondamentale importanza per gli avvocati che operano nel diritto amministrativo e urbanistico. Fornisce un ulteriore strumento argomentativo per contestare ordini di demolizione che non tengano conto delle ricadute sociali e umanitarie, in particolare in presenza di famiglie con minori senza alternative abitative. Consente di orientare l'attività di consulenza per le amministrazioni pubbliche, suggerendo l'adozione di politiche più attente alle implicazioni sociali degli interventi edilizi, e offre nuove prospettive per la difesa dei cittadini coinvolti in procedimenti di abusivismo edilizio.
