Ricorso per cassazione civile (art. 360 c.p.c. e seguenti): motivi, termini e inammissibilità

In breve. Il ricorso per cassazione civile si propone contro le sentenze d’appello o in unico grado solo per i cinque motivi dell’art. 360 c.p.c., entro 60 giorni dalla notifica della sentenza o, senza notifica, entro sei mesi dalla pubblicazione. Va firmato da un avvocato cassazionista con procura speciale, deve contenere a pena di inammissibilità gli elementi dell’art. 366 e va depositato entro 20 giorni dall’ultima notifica.

Contro quali provvedimenti si ricorre

Si ricorre contro le sentenze pronunciate in grado d’appello o in unico grado (art. 360, comma 1, c.p.c.) e, per gli stessi motivi, contro i provvedimenti diversi dalla sentenza per i quali è ammesso il ricorso per violazione di legge (comma 5). Le sentenze che decidono questioni senza definire, neppure in parte, il giudizio non sono immediatamente ricorribili: si impugnano insieme alla sentenza che definisce il giudizio, senza bisogno di riserva (comma 3).

La sentenza appellabile del tribunale si può portare direttamente in Cassazione se le parti sono d’accordo nell’omettere l’appello, ma solo per violazione di norme di diritto, cioè per il n. 3 (art. 360, comma 2). L’accordo risulta dal visto delle altre parti sul ricorso o da un atto separato da unire al ricorso (art. 366). Le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti sono ricorribili solo per motivi inerenti alla giurisdizione (art. 111, ottavo comma, Cost.; art. 362, comma 1, c.p.c., per le decisioni in grado d’appello o in unico grado); contro le sentenze degli altri giudici speciali è sempre ammesso il ricorso per violazione di legge (art. 111, settimo comma, Cost.).

I cinque motivi dell’art. 360

  1. Motivi attinenti alla giurisdizione.
  2. Violazione delle norme sulla competenza, quando non è prescritto il regolamento di competenza.
  3. Violazione o falsa applicazione di norme di diritto e dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro.
  4. Nullità della sentenza o del procedimento.
  5. Omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti.

Con la doppia conforme, quando l’appello conferma la decisione di primo grado per le stesse ragioni inerenti ai medesimi fatti, il ricorso è ammesso solo per i numeri 1, 2, 3 e 4: il n. 5 non si può usare. La regola non vale per le cause in cui il pubblico ministero deve intervenire (art. 360, comma 4, che richiama l’art. 70, primo comma).

I termini: sessanta giorni o sei mesi

Il termine è di 60 giorni (art. 325, comma 2, c.p.c.), perentorio, e decorre dalla notificazione della sentenza, sia per chi notifica sia per il destinatario, dal momento in cui la notifica si perfeziona per il destinatario (art. 326). Se nessuno notifica, il ricorso non si può proporre dopo sei mesi dalla pubblicazione della sentenza (art. 327, comma 1), salvo il contumace che provi di non aver conosciuto il processo per nullità della citazione o della sua notifica (comma 2).

Il decorso dei termini è sospeso di diritto dal 1° al 31 agosto (art. 1 l. 742/1969), salvo che nelle controversie di lavoro e di previdenza e nelle cause indicate dall’art. 92 dell’ordinamento giudiziario (art. 3 l. 742/1969). Le regole del d.lgs. 149/2022 sul giudizio di cassazione si applicano ai ricorsi notificati dal 1° gennaio 2023; quelle sul procedimento (tra cui gli artt. 372, 375-380-bis.1) anche ai ricorsi già notificati per i quali, a quella data, non era fissata udienza o adunanza (art. 35, commi 5 e 6, d.lgs. 149/2022).

Firma, notifica e deposito

Il ricorso è diretto alla Corte e sottoscritto, a pena di inammissibilità, da un avvocato iscritto nell’apposito albo, munito di procura speciale (art. 365 c.p.c.).

Prima si notifica, poi si deposita: il ricorso va depositato, a pena di improcedibilità, entro 20 giorni dall’ultima notificazione alle parti contro cui è proposto (art. 369, comma 1), con modalità telematiche (art. 196-quater disp. att. c.p.c.). Insieme vanno depositati, sempre a pena di improcedibilità, l’eventuale decreto di gratuito patrocinio, la copia autentica della sentenza impugnata con la relazione di notificazione, se c’è stata, la procura speciale conferita con atto separato e gli atti, i documenti e i contratti o accordi collettivi su cui il ricorso si fonda (art. 369, comma 2).

Che cosa deve contenere, a pena di inammissibilità

  1. L’indicazione delle parti.
  2. L’indicazione della sentenza o decisione impugnata.
  3. La chiara esposizione dei fatti della causa essenziali all’illustrazione dei motivi.
  4. La chiara e sintetica esposizione dei motivi, con l’indicazione delle norme di diritto su cui si fondano.
  5. L’indicazione della procura, se conferita con atto separato, e dell’eventuale decreto di ammissione al gratuito patrocinio.
  6. La specifica indicazione, per ciascun motivo, degli atti processuali, dei documenti e dei contratti o accordi collettivi su cui il motivo si fonda, con l’illustrazione del loro contenuto rilevante (art. 366, comma 1, c.p.c.).

L’autosufficienza: ogni motivo si regge da solo

Quella che la pratica chiama autosufficienza trova la sua base nel n. 6 dell’art. 366 e nell’art. 369, comma 2, n. 4: la Corte deve poter valutare il motivo senza cercare altrove. Per ogni censura vanno quindi indicati l’atto o il documento, il punto in cui si trova nel fascicolo e il contenuto rilevante, e quell’atto va depositato con il ricorso.

Non si possono depositare atti e documenti non prodotti nei gradi precedenti, salvo quelli che riguardano la nullità della sentenza impugnata e l’ammissibilità del ricorso o del controricorso; questi ultimi si possono depositare anche dopo, fino a 15 giorni prima dell’udienza o dell’adunanza (art. 372 c.p.c.).

Il ricorso è inoltre inammissibile se la sentenza ha deciso le questioni di diritto in modo conforme alla giurisprudenza della Corte e i motivi non offrono elementi per confermare o mutare l’orientamento, o se è manifestamente infondata la censura sulla violazione dei principi del giusto processo (art. 360-bis).

Controricorso e ricorso incidentale

La parte che vuole contraddire deposita il controricorso entro 40 giorni dalla notificazione del ricorso; altrimenti non può presentare memorie, ma solo partecipare alla discussione orale (art. 370 c.p.c.). L’eventuale ricorso incidentale si propone nello stesso atto (art. 371, comma 1) e segue le regole degli artt. 365, 366 e 369; per resistervi si deposita un controricorso entro 40 giorni dal deposito dell’atto (comma 4).

Il procedimento dopo la riforma

  • Pubblica udienza solo quando la questione di diritto è di particolare rilevanza e nei casi dell’art. 391-quater; negli altri casi la Corte decide con ordinanza in camera di consiglio (art. 375). L’udienza si svolge sempre in presenza e non sono ammesse repliche (art. 379).
  • Camera di consiglio: comunicazione almeno 60 giorni prima dell’adunanza, conclusioni scritte del pubblico ministero fino a 20 giorni prima, sintetiche memorie delle parti fino a 10 giorni prima; la Corte decide senza le parti (art. 380-bis.1). Per la pubblica udienza valgono gli stessi termini di comunicazione e di memoria (artt. 377, comma 2, e 378).
  • Decisione accelerata: se ravvisa inammissibilità, improcedibilità o manifesta infondatezza, se non è ancora fissata la data della decisione, il presidente della sezione o un consigliere delegato può formulare una proposta di definizione. Entro 40 giorni dalla comunicazione il ricorrente, con istanza sottoscritta dal difensore, può chiedere la decisione; altrimenti il ricorso si intende rinunciato. Se la Corte decide in conformità alla proposta, applica l’art. 96, commi 3 e 4: somma equitativa alla controparte e da 500 a 5.000 euro alla cassa delle ammende (art. 380-bis).
  • Sezioni unite: la parte può chiedere al primo presidente la rimessione fino a 15 giorni prima dell’udienza o dell’adunanza (art. 376, comma 2).

Come decide la Corte

  • Sulle questioni di giurisdizione e di competenza statuisce direttamente; cassa senza rinvio se nessun giudice ha giurisdizione o se la causa non poteva essere proposta o proseguita (art. 382).
  • Negli altri casi cassa con rinvio a un giudice di grado pari a quello che ha pronunciato la sentenza cassata (art. 383), che deve uniformarsi al principio di diritto; se non servono altri accertamenti di fatto, decide nel merito (art. 384, comma 2).
  • Se intende decidere su una questione rilevata d’ufficio, assegna alle parti un termine da 20 a 60 giorni per osservazioni (art. 384, comma 3).
  • Non cassa la sentenza erroneamente motivata in diritto se il dispositivo è conforme al diritto: si limita a correggere la motivazione (art. 384, comma 4).

La struttura dell’atto

  1. Intestazione alla Corte suprema di cassazione.
  2. Ricorrente e avvocato cassazionista, con gli estremi della procura speciale; parti intimate.
  3. Sentenza impugnata: giudice, numero, data di pubblicazione, data di notifica se c’è stata, e tempestività del ricorso (60 giorni o sei mesi).
  4. Esposizione dei fatti essenziali ai motivi: domanda, decisione di primo grado, motivi d’appello, decisione impugnata.
  5. Motivi, ciascuno con il numero dell’art. 360 e la norma violata; il passo della sentenza censurato; gli atti e documenti su cui si fonda, con la loro collocazione e il contenuto rilevante; perché il vizio è decisivo.
  6. Conclusioni: cassazione con o senza rinvio, o decisione nel merito, e spese.
  7. Luogo, data, sottoscrizione e elenco degli atti e documenti depositati con il ricorso.

Gli errori che fanno perdere il ricorso

  • Firma di un avvocato non iscritto all’albo speciale o senza procura speciale: inammissibilità (art. 365).
  • Chiedere alla Corte una nuova valutazione dei fatti e delle prove travestita da violazione di legge.
  • Usare il n. 5 dell’art. 360 contro una doppia conforme (art. 360, comma 4).
  • Richiamare atti e documenti senza indicarli e illustrarli motivo per motivo, o non depositarli (art. 366, n. 6, e art. 369, comma 2, n. 4).
  • Notificare in tempo e depositare oltre i 20 giorni: il ricorso diventa improcedibile (art. 369, comma 1).
  • Lasciar scadere i 40 giorni dopo la proposta di definizione accelerata: il ricorso si intende rinunciato (art. 380-bis, comma 2).
  • Citare sentenze non verificate: ogni massima va riportata con i suoi estremi e attribuita alla Corte.

Domande frequenti

Entro quanto tempo si propone il ricorso per cassazione civile?

Entro 60 giorni dalla notificazione della sentenza (artt. 325, comma 2, e 326 c.p.c.); se la sentenza non è notificata, entro sei mesi dalla pubblicazione (art. 327, comma 1). Il decorso è sospeso dal 1° al 31 agosto (art. 1 l. 742/1969), tranne nelle cause di lavoro, di previdenza e in quelle dell’art. 92 ord. giud. (art. 3).

Che cosa succede se il ricorso notificato non viene depositato in tempo?

È improcedibile. Il deposito va fatto entro 20 giorni dall’ultima notificazione, insieme alla copia autentica della sentenza impugnata e agli atti e documenti su cui il ricorso si fonda (art. 369 c.p.c.).

Si può ricorrere per omesso esame di un fatto decisivo contro una doppia conforme?

No. Se l’appello ha confermato la decisione di primo grado per le stesse ragioni inerenti ai medesimi fatti, il ricorso è ammesso solo per i motivi dei numeri 1, 2, 3 e 4 dell’art. 360, salvo le cause in cui il pubblico ministero deve intervenire (art. 360, comma 4, c.p.c.).

Che cos’è la proposta di definizione accelerata?

È la proposta con cui il presidente della sezione o un consigliere delegato segnala l’inammissibilità, l’improcedibilità o la manifesta infondatezza del ricorso. Entro 40 giorni il ricorrente può chiedere la decisione; altrimenti il ricorso si intende rinunciato. Se la Corte decide in conformità alla proposta, applica l’art. 96, commi 3 e 4 (art. 380-bis c.p.c.).

Quanto costa il contributo unificato in cassazione?

È il doppio dell’importo ordinario per lo stesso valore (art. 13, comma 1-bis, d.P.R. 115/2002). Se il ricorso è respinto integralmente o dichiarato inammissibile o improcedibile, il ricorrente versa un ulteriore importo pari a quello dovuto (comma 1-quater).

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Fonti: Artt. 325, 326, 327, 360, 360-bis, 362, 365, 366, 369, 370, 371, 372, 375, 376, 377, 378, 379, 380-bis, 380-bis.1, 382, 383 e 384 c.p.c., nel testo vigente dopo il d.lgs. 149/2022 e il d.lgs. 164/2024; art. 35 d.lgs. 149/2022; art. 196-quater disp. att. c.p.c.; art. 1 l. 742/1969; art. 13, commi 1-bis e 1-quater, d.P.R. 115/2002. Questa guida è informativa e non sostituisce la valutazione dell'avvocato sul caso concreto.